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Ha senso investire nell’innovazione nel bel mezzo di una pandemia e alle soglie di una possibile recessione? I pareri degli esperti

Il coronavirus sta mettendo a dura prova le imprese di tutto il mondo, in particolare le startup. Seed Venture ha chiesto a degli esperti se abbia senso investire in innovazione nel mezzo di una pandemia e alle soglie di una recessione globale nel corso del webinar del 30 marzo scorso. All’evento online, moderato dal cofondatore di Seed Venture William Pividori, sono intervenute alcune persone che riteniamo di valore, aventi ruoli diversi nel mondo dell’innovazione: Antonio Cioli Puviani, trader; Antonio Assereto, VC investor; Giovanni Abelli, fondatore e promotore della startup Poetronicart; Roberto Della Marina, venture capitalist; Marco Crotta, blockchain advisor e TED speaker; Sergio De Prisco, cofondatore di Seed Venture.

Nel corso della discussione, è emersa innanzitutto la preoccupazione delle startup per la situazione. “Dopo l’iniziale paura e i timori del cambiamento radicale provocato dall’emergenza ‘globale’ della pandemia, ho subito cercato di affrontare la situazione con lucidità, facendo forza sulle competenze di management e le esperienze delle gestioni straordinarie, a partire dall’immediato avvio di un contingency plan per guadagnare il tempo necessario a riesaminare le strategie e mettere in pista immediati adeguamenti operativi. Fondamentale il dialogo con tutti gli stakeholders, interni ed esterni, per condividere i nuovi scenari  e la nuova sfida proteggendo l’iniziativa, adeguando senza rallentare l’accelerazione avviata”, ha raccontato lo startupper Abelli, colto dalla crisi nel momento in cui stava organizzando un aumento di capitale per lanciare la sua startup, dopo 3 anni d’incubazione. Ha poi aggiunto: “Una delle poche certezze  che abbiamo è il ruolo dell’innovazione nel rilancio del mondo che sarà. C’è bisogno di un movimento molto più determinato, veloce e concreto dei rappresentanti del sistema Paese affinché dal dramma in corso si possa cogliere l’opportunità di mettere finalmente l’innovazione al centro dell’agenda Italia”. Lo stesso hanno fatto le startup in portafoglio in cui ha investito l’angel investor Assereto: “Sono preoccupate per la situazione, ma hanno iniziato a elaborare dei piani aggiornati per il nuovo scenario del 2020: l’emergenza innescata dal coronavirus ha fatto emergere il carattere delle persone dietro alle imprese in cui abbiamo investito”

Cosa possono fare oggi le startup per affrontare la crisi? “Il momento di crisi attuale è anche un’occasione per sviluppare nuovi progetti (nuove idee/linee di business) e curare i dettagli, cosa cui solitamente le startup non hanno molto tempo da dedicare”, suggerisce Assereto. “Per le startup contano in prima battuta le persone (l’idea conta solo il 20%), ma anche avere una struttura dei processi, procedure standard e consulenti di qualità, in un’ottica industriale, per poter reagire a situazioni impreviste che cambiano il contesto competitivo, utilizzando dei contingency plan”, consiglia Della Marina.

Dal coronavirus le startup possono anche trarre delle utili lezioni per il futuro. Prima fra tutte: l’importanza degli investitori istituzionali. Si prevede infatti un blocco per 12-18 mesi dei finanziamenti da parte dei business angel, su cui si appoggiano buona parte delle startup italiane. “Si stanno comportando diversamente i fondi e in generale i grandi investitori istituzionali, che hanno le spalle larghe e sono quindi nelle condizioni di sostenere le aziende che hanno in portafoglio tramite cassa o finanziamenti ponte”, ha spiegato Assereto, per cui è importante che le startup si evolvano, anche attirando questa categoria di investitori e superino l’annoso problema del nanismo delle startup italiane, come conferma Della Marina, “con una adeguata strutturazione dei processi, che spesso non è necessaria in una fase preliminare di sviluppo” ma che “consente di scalare più velocemente e accedere agli investitori istituzionali”.

Se “la crisi sfronderà moltissime società che non hanno pianificato a lungo termine”, continua Della Marina, d’altra parte l’innovazione sta diventando aperta, perché le grandi aziende preferiscono comprarla fuori, con minori costi, anziché svilupparla internamente”. Inoltre, è possibile che queste ultime “tirino i remi in barca”, per la loro sopravvivenza, per cui la questione dell’innovazione può essere affrontata a livello pubblico e sovranazionale.

Questa situazione di tensione finanziaria per le startup può essere anche un’occasione per il Governo italiano per iniziare a supportare per davvero le startup, come ha già fatto la Francia, mettendo a disposizione 4 miliardi di euro. “Deve essere un momento di disruption a livello pubblico, per far crescere grandi fondi in Italia, che mettano soldi veri nelle startup”, auspica Assereto. “L’innovazione non è mai stata al centro della strategia-paese dell’Italia, ma la crisi può essere un’occasione per iniziare a farlo”, si augura Abelli. “Vorrei vedere un vero fondo di fondi in Italia, o più di uno, e CDP che si occupa di venture capital. Oggi le startup italiane, se superano la fase early stage, devono cercare di raccogliere capitali all’estero (che nutre però molta diffidenza verso l’Italia), altrimenti muoiono”, ammonisce Della Marina. A suo avviso, la crisi economica innescata dal coronavirus potrà anche essere inoltre un’opportunità per far uscire molte aziende deboli dal mercato.

Per il trader Cioli Puviani, “ora c’è una speranza in più per le startup a causa della disruption, che potrebbe cambiare il sistema, con una riflessione e catarsi globale. La riflessione di Puviani arriva proprio dopo la premessa che, andando ad analizzare ad esempio gli effetti delle azioni di Draghi sul sistema Europa immettendo grandi quantità monetarie nel sistema post crisi 2008-2009 “il drastico abbassamento dei tassi di interesse ha avuto l’effetto che gli attori intermediari di questo flusso (le banche), non avendo più sufficienti margini di intermediazione, hanno di fatto supportato in misura minimale l’economia reale e le aziende che facevano innovazione”. E aggiunge che “azioni quali helicopter money o qualunque strumento di immissione di liquidità nel sistema, per quanto oggi oggettivamente necessario, avviene in una situazione di elevato abuso di questi strumenti nell’ultimo decennio, che ne hanno generato assuefazione ed utilità marginale sempre più ridotta”. Quindi all’epoca la ricchezza creata dalla liquidità dalle banche centrali è andata a creare una grandissima ricchezza dei soli asset finanziari. Pertanto, completata la riflessione, “un investimento in un fondo che investe in startup e innovazione/panieri di startup rappresenterebbe oggi una scelta migliore in termini prospettici rispetto al rimanere solo nel mercato finanziario investendo in singole azioni, più soggette alla volatilità di mercato”.

Proprio quello che permette di fare Seed Venture, utilizzando i token Seed e un sistema decentralizzato, basato sulla blockchain. “La blockchain è a prova di bomba atomica perché è decentralizzata. Decentralizzare non significa andare ognuno per conto suo, bensì rispettare un protocollo comune, anche se concettualmente è tuttora difficile da capire proprio perché mette in discussione molti modelli – che peraltro oggi mostrano parecchi limiti – e impone un profondo ripensamento degli stessi e nell’approcciare questa nuova tecnologia ”, ha precisato Crotta. E lo spiega con un semplice esempio, quello delle connettività internet che non è decentralizzata in quanto “il doppino che ci collega al nostro carrier telefonico è uno, ed è quello per tutta quanta una zona”, concludendo che “pensare by design a nuovi modelli resilienti, distribuiti, unstoppable, rappresenteranno le soluzioni di domani.

Ma siamo ancora agli inizi, un po’ come quanto iniziava ad esistere internet per cui spiegarlo, o chiarire come mandare una mail, era un rompicapo. Molti progetti decentralizzati del 2017 sono falliti perché erano troppo innovativi oppure troppo speculativi, ossia sono arrivati troppi soldi al team che li sviluppava. “Se avessimo lanciato Seed Venture prima, avremmo raccolto tanti soldi, ma ci saremmo sciolti prima. Per gestire tanti soldi servono una struttura e un’impostazione che maggior parte delle startup non ha. Nel 2018-2019 i riflettori non sono stati puntati sulla decentralizzazione, che ha fatto enormi passi avanti in tutti i campi. Seed Venture ha lavorato in questo periodo, seppur con lo svantaggio di non aver raccolto tanti soldi come avrebbe potuto fare in un’epoca di clamore mediatico. Ma i riflettori possono bruciare colui che vi è esposto, come una formica sotto lente di ingrandimento”, ha concluso Sergio De Prisco, cofondatore di Seed Venture.

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Does it make sense to invest in innovation in the midst of a pandemic and on the verge of a possible recession? Here you are the opinions of the experts

The coronavirus is putting a strain on businesses around the world, particularly startups. Seed Venture asked experts whether it makes sense to invest in innovation in the midst of a pandemic and on the verge of a global recession during the March 30 webinar. During the online event, the co-founder of Seed Venture William Pividori moderated a number of people we believe to be of value, with different roles in the world of innovation: Antonio Cioli Puviani, trader; Antonio Assereto, VC investor; Giovanni Abelli, founder and promoter of the startup Poetronicart; Roberto Della Marina, venture capitalist; Marco Crotta, blockchain advisor and TED speaker; Sergio De Prisco, co-founder of Seed Venture.

During the discussion, the concern of startups about the situation emerged first and foremost. “After the initial fear and fears of radical change caused by the ‘global’ emergency of the pandemic, I immediately tried to deal with the situation with lucidity by making strength on management skills and experience of extraordinary management, starting from the immediate draft of a contingency plan to gain time to review strategies and put on track immediate operational adjustments. Fundamental is the dialogue with all stakeholders, internal and external, to share the new scenarios and the new challenge protecting the initiative, adapting without slowing down the acceleration started“, said the startupper Abelli, caught by the crisis when he was organizing a round to launch his startup, after 3 years of incubation. He then added: “One of the few certainties we have is the role of innovation in the relaunch of the world to come. We need a much more determined, fast and concrete movement of the representatives of the country system so that from the current drama we can take the opportunity to finally put innovation at the center of the Italian agenda“. The same has been done by the startups in the portfolio in which the angel investor Assereto has invested: “They are worried about the situation, but they have begun to draw up updated plans for the new 2020 scenario: the emergency triggered by the coronavirus has revealed the character of the people behind the companies in which we have invested”.

What can startups do today to deal with the crisis? “The current crisis is also an opportunity to develop new projects (new ideas/business lines) and take care of the details, which startups usually don’t have much time to devote to,” Assereto suggests. “For startups, people count in the first place (the idea counts only 20%), but also having a process structure, standard procedures and quality consultants, from an industrial point of view, to be able to react to unforeseen situations that change the competitive context, using contingency plans”, Della Marina advises.

Startups can also learn useful lessons for the future from the coronavirus. First of all: the importance of institutional investors. It is expected that business angels will block financing for 12-18 months, on which most of the Italian startups rely. “Funds and large institutional investors in general are behaving differently: they have broad shoulders and are therefore in the position to support companies that have in their portfolios through cash or bridge financing,” explained Assereto, so it is important that startups evolve, also by attracting this category of investors and overcome the long-standing problem of dwarfism of Italian startups, as confirmed by Della Marina, “with an adequate structuring of processes, which is often not necessary at a preliminary stage of development” but “allows you to scale-up faster and access to institutional investors.

If “the crisis is going to frustrate many companies that have not planned for the long term,” continues Della Marina, on the other hand innovation is becoming open, because large companies prefer to buy it outside, with lower costs, rather than develop it internally Moreover, big companies may “pull the oars in the boat”, for their survival, so the issue innovation may be addressed at public and supranational level.

This situation of financial tension for startups can also be an opportunity for the Italian government to begin supporting startups for real, as France has already done, by providing 4 billion euros. “It must be a moment of disruption at the public level, to grow large funds in Italy, which put real money in the startups,” Assereto hopes. “Innovation has never been at the center of Italy’s strategy, but the crisis can be an opportunity to start doing so,” hopes Abelli. “I would like to see a real fund of funds in Italy, or more than one, and CDP that deals with venture capital. Today Italian startups, if they pass the early stage stage, have to try to raise capital from international investors (who are very suspicious of Italy), otherwise they die,” warns Della Marina. In his opinion, the economic crisis triggered by the coronavirus could also be an opportunity to get many weak companies out of the market.

For the trader Cioli Puviani, “Now there is more hope for startups because of the disruption, which could change the system, with global reflection and catharsis”. Puviani’s reflection comes just after the premise that, going to analyze for example the effects of Draghi’s actions on the Europe system by introducing large amounts of money into the post-crisis system 2008-2009 “the drastic lowering of interest rates has had the effect that the intermediary actors of this flow (the banks), no longer having sufficient intermediation margins, have in fact supported the real economy and companies that made innovation to a minimal extent“. And he adds that “actions such as helicopter money or any instrument of introduction of liquidity into the system, although objectively necessary today, takes place in a situation of high abuse of these instruments in the last decade, that have generated habituation and marginal utility increasingly reduced”. Therefore, at that time, the wealth created by the liquidity of the central banks went to create a great wealth of financial assets alone. Therefore, completed the reflection “an investment in a fund that invests in startups and innovation/baskets of startups would today represent a better choice in prospective terms than staying only in the financial market by investing in single shares, more subject to market volatility”.

Just what Seed Venture does, using Seed tokens and a decentralised, blockchain-based system. “The blockchain is atomic-proof because it’s decentralized. Decentralizing does not mean going it alone, but respecting a common protocol, even if conceptually it is still difficult to understand because it questions many models – which today show many limits – and requires a profound rethinking of them and in approaching this new technology”, said Crotta. And he explains this with a simple example, that of internet connectivity, which is not decentralized because “the twisted pair that connects us to our telephone carrier is one, and it is the one for the whole area“, concluding that “thinking by design to new resilient, distributed, unstoppable models will represent the solutions of tomorrow.

But we are still in the beginning, a bit like when the internet began to exist, so explaining it, or explaining how to send an email, was a puzzle. Many decentralized projects in 2017 failed because they were either too innovative or too speculative, meaning too much money came to the team that developed them. “If we had launched Seed Venture earlier, we would have raised a lot of money, but we would have disbanded earlier. To manage that much money, you need a structure and approach that most startups don’t have. In 2018-2019, the spotlight was not on decentralization, which has made huge strides forward in all areas. Seed Venture worked during this period, albeit with the disadvantage that it did not raise as much money as it could have done in an era of media clamour. But the spotlight can burn the one who is exposed to it, like an ant under a magnifying glass,” concluded Sergio De Prisco, co-founder of Seed Venture.

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2020-04-11T18:07:50+00:00